Decreto Dignità e ciclismo: cosa è cambiato per chi promuove le scommesse

Cosa vieta concretamente la norma del 2018
Mi capita spesso di ricevere messaggi del tipo “perché in Italia non vediamo pubblicità di bookmaker durante il Giro?” La risposta è una sola, e ha sette anni: il Decreto Dignità. Approvato nel luglio 2018, entrato in vigore a inizio 2019, ha imposto al gioco con vincita in denaro il divieto totale di pubblicità diretta e indiretta in Italia. Non un divieto temporale, non una fascia oraria, non un limite di gross rating point: divieto totale.
Da quel momento il ciclismo professionistico italiano non vede più sponsor di scommesse sulle maglie dei team che corrono sul territorio, non vede billboard di bookmaker lungo i tracciati, non sente nominare quote durante le telecronache RAI. Per chi segue la disciplina questo cambio è stato vistoso: prima del 2018 i marchi del gioco erano onnipresenti sui circuiti europei e italiani, dopo l’entrata in vigore della norma sono scomparsi dalla vetrina pubblica.
Perimetro: cosa è pubblicità, cosa è informazione
La domanda che mi fanno subito dopo è sempre la stessa: ma allora come fa un sito di guide come questo a esistere? La risposta sta nel perimetro della norma, che è tecnico ma essenziale.
Il Decreto Dignità vieta la pubblicità del gioco d’azzardo con vincita in denaro su ogni mezzo. Vietato in TV, radio, stampa, manifesti, internet, eventi sportivi. Sanzione: 20% del valore della sponsorizzazione o dell’inserzione, con minimo 50.000 euro. Vietate anche le sponsorizzazioni sportive, motivo per cui squadre come Lotto Soudal in Italia non possono esporre il marchio dello sponsor lotteria durante una tappa che attraversa il territorio nazionale, mentre lo possono fare in Belgio o Francia.
Però – e qui sta il punto delicato – la norma vieta la pubblicità, non l’informazione editoriale. Un articolo che spiega come funziona il payout di un bookmaker, o che racconta la dinamica di una quota live durante una tappa di montagna, non è pubblicità: è contenuto informativo. Il discrimine giuridico sta nel claim. Se l’articolo invita all’azione (“gioca su X bookmaker”, “approfitta del bonus Y”), è pubblicità e cade nel divieto. Se l’articolo descrive e analizza senza invitare, è informazione editoriale ed è lecito.
Per la mia attività professionale questo significa una cosa molto pratica: posso citare un operatore reale come elemento di fatto – “Lottomatica detiene il 35,5% del mercato delle scommesse sportive (online e agenzia) a maggio 2025” – ma non posso raccomandarlo, non posso linkarlo, non posso valutarlo come “migliore di”. Quando avrai bisogno di confrontare offerte, dovrai farlo per conto tuo, sul sito ADM, sulla landing dei singoli operatori. Io posso darti i criteri, non il verdetto.
Effetti sul mercato italiano
Sette anni di norma producono effetti misurabili. Vediamoli.
L’effetto più studiato è la cosiddetta “marginalizzazione” della pubblicità del gioco. Le grandi campagne sono sparite, ma il mercato è cresciuto comunque. Nel 2025 la raccolta sulle scommesse sportive a quota fissa su eventi reali ha raggiunto 19,1 miliardi di euro, in calo del 3,2% sul 2024 ma con la componente online a 13.905 milioni di euro contro 5.285 milioni del canale fisico – il digitale rappresenta ormai il 72,4% del totale. Il triennio 2023-2025 ha visto +20,9% di raccolta e +27,4% di gettito erariale.
Tradotto: la pubblicità non era il motore principale della crescita. Il motore era – ed è – la digitalizzazione dei conti di gioco e l’integrazione con i palinsesti sportivi. Il Decreto Dignità ha eliminato il rumore mediatico, non la domanda.
L’effetto collaterale meno discusso è la fuga verso siti non regolati. Quando un mercato non può comunicare in modo strutturato sui canali ufficiali, una quota della domanda cerca alternative. Don Luigi Ciotti, in occasione della presentazione del dossier “Azzardomafie” di Libera, è stato netto: “Soldi che solo in minima parte vengono reinvestiti in percorsi di prevenzione, terapia e reinserimento. C’è una grave contraddizione etica in tutto questo: la politica parla di regolamentazione, ma troppo spesso resta prigioniera della logica del profitto.” Il commento riguarda l’insieme delle politiche sul gioco, non il solo Decreto Dignità, ma il punto regge: una norma di sola interdizione, senza rafforzamento della prevenzione, sposta consumi più che ridurli.
Effetto numerico misurabile: nel 2024 ADM ha inibito 11.390 siti illegali di gioco, nel primo semestre 2025 l’Unità di Informazione Finanziaria ha ricevuto 6.433 segnalazioni di operazioni sospette legate al gioco, in crescita del 37% sull’anno precedente. La pressione sull’illegale è cresciuta, e questo è un riflesso anche del fatto che la legalità ha meno spazio comunicativo.
Per il giocatore informato la conseguenza è chiara: dovrai capire da solo dove sta il prodotto legale, perché nessuno te lo segnalerà con un cartellone. Questo richiede uno sforzo aggiuntivo di documentazione che cinque o sei anni fa non era necessario. Ho approfondito questo lavoro di mappatura nel pezzo sul mercato delle scommesse in Italia nel 2025, dove i numeri ADM e MEF aiutano a inquadrare l’ecosistema.
Confronto con altri paesi europei
L’Italia è uno dei rari paesi UE con un divieto totale di pubblicità del gioco. Il modello italiano è radicale; gli altri lo sono meno.
Spagna: divieto della pubblicità in fascia diurna (8-1) sul gioco, con eccezione delle sponsorizzazioni sportive in fascia notturna. Modello “fasce orarie”, non divieto totale.
Belgio: divieto della pubblicità del gioco dal 1° luglio 2023, ma con regime transitorio per sponsorizzazioni sportive fino al 2028. Modello progressivo, simile al nostro ma più lento.
Regno Unito: nessun divieto generale di pubblicità, ma vincoli stringenti sui contenuti, sui canali (no minorenni, no riferimenti aspirazionali) e regole di “whistle-to-whistle” che vietano pubblicità nelle finestre di trasmissione in diretta degli eventi sportivi. Modello “contenuto regolato”, non “interdizione totale”.
Francia: pubblicità ammessa, con regole su contenuti e disclaimer. Modello liberale con paletti.
Su scala globale il mercato delle scommesse sportive ha raggiunto 112,26 miliardi di dollari nel 2025, con previsione di 325,71 miliardi al 2035 (CAGR 11,24%); l’Europa rappresenta il 44% del volume globale. L’Italia, dentro questo quadro, è un caso atipico per severità della regola e per peculiarità delle dinamiche di mercato che ne sono conseguite – crescita continua dell’online, calo del fisico, espansione del nero. La norma sta sostenendo i propri effetti previsti solo in parte: ha ottenuto il bersaglio della riduzione della pressione pubblicitaria, ha perso quello della contrazione del volume.
Per chi scommette su ciclismo questo significa che il quadro italiano è uno dei più sobri d’Europa dal punto di vista del rumore di mercato, ma è anche uno dei più scivolosi dal punto di vista della scelta consapevole dell’operatore. Devi essere tu a fare la due diligence, perché nessuno la farà al posto tuo né con un cartellone né con un sito comparatore “ufficiale”.
Si può citare un bookmaker in un articolo redazionale?
Sì, come elemento di fatto e di analisi. Il Decreto Dignità vieta la pubblicità, non l’informazione editoriale. Un articolo che descrive quota di mercato, regime concessorio o caratteristiche operative di un operatore è lecito; un articolo che invita all’azione (‘gioca su X’, ‘approfitta del bonus’) è pubblicità e cade nel divieto.
Lo sponsoring di una squadra ciclistica è ammesso?
No, sul territorio italiano. La norma vieta espressamente sponsorizzazioni sportive da parte di operatori del gioco con vincita in denaro. Una squadra straniera con sponsor di settore può correre in Italia coprendo il marchio, oppure può portarlo se la corsa si svolge fuori dall’Italia. Le sanzioni sono il 20% del valore della sponsorizzazione, minimo 50.000 euro.
Scritto dal team di «Scommesse Live Ciclismo».
