Lettura dell’altimetria di tappa: il primo passo verso un pronostico solido

Cosa cercare davvero in un profilo altimetrico
La prima cosa che faccio la sera prima di una tappa importante è stampare il profilo altimetrico su un foglio A4 e tracciarci sopra cerchi con una matita rossa. Sì, una matita. Lo so che sembra anacronistico, ma quel gesto manuale mi costringe a guardare il profilo con gli occhi del corridore, non con quelli del telespettatore. E ogni cerchio rosso è una domanda: “Qui chi si stacca?”
Il novanta percento dei profili che vedi online ti racconta una cosa diversa da quella che conta. Ti mostra la salita finale in grande, ti dà il dislivello totale, ti elenca le categorie GPM. Tutto utile, ma niente di tutto questo ti dice dove si decide la corsa. Il punto di selezione di una tappa di montagna non è quasi mai la rampa finale: è la salita penultima, o la prima rampa cieca della salita finale, o un tratto di falsopiano dopo una discesa, dove il favorito decide se accendere il motore.
Imparare a leggere quel punto è la differenza fra scommettere a occhio e scommettere con un modello in testa.
Pendenze chiave e punti di selezione
Quattro valori di pendenza, quattro effetti diversi sulla corsa. Te li racconto come li ho fissati nei miei appunti dopo anni di osservazione.
Sotto il 5% medio: pendenza da gestione. Il gruppo regge, si lavora di squadra, non si forma selezione spontanea. È terreno da fuga buona – perché i big lasciano correre – oppure da arrivo in volata ristretta se la salita è lunga e regolare. I W/kg dei top non parlano qui, parla la freschezza del gregario.
Fra 5% e 7% medio: pendenza di erosione. Le squadre lavorano in testa, il gruppo si assottiglia gradualmente, si stacca chi non ha la forma. È terreno classico delle tappe di prima settimana al Tour: il leader resta sulla ruota, ma il numero di compagni intorno a lui scende. I mercati di “Top 10” e “Podio sì/no” sono spesso decisi qui, prima che si arrivi al duello finale.
Fra 7% e 9% medio: pendenza di selezione. Su pendenze del genere mantenute per 15-25 minuti i corridori con W/kg inferiori a 6 perdono ritmo automaticamente. È terreno dove uno spunto del favorito a 5-8 km dall’arrivo fa il vuoto, e le quote live si muovono in modo violento. Il caso clinico è una salita come la rampa Sainte Hilaire del Tour 2025, dove Pogačar e Vingegaard hanno coperto 800 metri al 10,6% in 1 minuto e 56 secondi a 24,83 km/h: numeri che fuori dai due primissimi del mondo nessuno regge.
Sopra il 9% medio: pendenza esplosiva. Su rampe ripide il W/kg non basta più, conta la potenza picco anaerobica e la capacità di gestire l’acido lattico. Qui un puncheur può battere un grimpeur da Grande Giro. È terreno di sorprese e quote larghe, dove la fuga regge se ha vantaggio sufficiente, perché il duello fra big si gioca su 30-60 secondi netti.
Memorizza questa griglia, ti farà risparmiare ore. Il punto di selezione non è dove vorresti tu, è dove la pendenza incrocia la durata. Selezione vera = pendenza sopra il 7% mantenuta per almeno 15 minuti consecutivi. Tutto il resto è gestione.
Tre tappe-tipo e mercati che ne discendono
Vediamo come questa griglia si applica a tre profili che ricorrono in calendario.
Tappa-tipo A: arrivo in salita finale di prima categoria, 12-18 km al 7-8% medio, dopo una giornata di media montagna. Selezione che si forma sulla penultima salita, duello finale fra 4-6 corridori sulla salita d’arrivo. Mercato principale da considerare: vincente di tappa. La quota del favorito (Pogačar tipicamente fra 1,60 e 2,00 a seconda della giornata) raramente offre valore, ma il testa a testa sulla vincente di tappa fra il favorito e un rivale specifico può aprire spread interessanti. Da evitare il “podio sì/no” del favorito su tappe del genere: il margine integrato è alto e il margine di guadagno teorico minimo.
Tappa-tipo B: media montagna con cinque salite di seconda-terza categoria, nessuna oltre i 6 km, arrivo in leggera salita o pianeggiante. Selezione che non si forma fino agli ultimi 10 km. Mercato principale: fuga vincente sì/no. Le statistiche degli ultimi cinque Tour mostrano che su tappe simili la fuga arriva al traguardo il 55-60% delle volte, a fronte di quote live spesso ferme a 1,40-1,50 quando il margine in pianura è ancora sopra il minuto. Valore strutturale dalla parte della fuga, se prendi il mercato al momento giusto.
Tappa-tipo C: cronometro individuale, 30-45 km piatti o leggermente ondulati. Qui l’altimetria conta meno, contano i watt assoluti e l’aerodinamica. Mercato principale: vincente cronometro, con podio come complemento. Sulle cronometro la varianza è bassa: i favoriti sono pochissimi, i tempi sono ravvicinati, e raramente si vede un outsider sotto il quinto posto. Quota del favorito spesso stretta, ma con margine reale quando il profilo è leggermente mosso (vento, micro-rampe, curve tecniche).
Ho semplificato – i casi reali sono ibridi. Ma queste tre forme coprono l’80% delle tappe del calendario WorldTour 2026, e avere una griglia di partenza ti evita di guardare ogni profilo come fosse il primo della stagione.
Errori frequenti nella lettura amatoriale
Quattro errori che vedo ripetuti, anche da scommettitori esperti.
Primo: pesare il dislivello totale. Una tappa con 4.500 metri di dislivello complessivo non è automaticamente più dura di una con 3.800 metri. Conta la distribuzione, non la somma. Quattromila metri spalmati su sei salite morbide producono fatica, ma non selezione. Tremila metri concentrati in due salite oltre il 7% producono il caos. Quando confronti due tappe, guarda i due segmenti più ripidi, non la sommatoria.
Secondo: ignorare i 15 km dopo una grande salita. Quando si scollina una salita lunga, gli automatismi del gruppo si rompono. Chi era al limite si stacca in discesa, chi è in giornata buona attacca in falsopiano, chi soffre il vento perde la ruota. Quei 15 km post-scollinamento sono spesso più decisivi della salita stessa per i mercati live, e quasi nessuno li guarda nel profilo.
Terzo: leggere la pendenza media e basta. La pendenza media nasconde la struttura della salita. Una salita con media del 7% può essere fatta di 3 km al 10% e 9 km al 5%, oppure di 12 km tutti al 7%. Le due salite producono corse opposte. Il primo profilo apre a strappi e contropiede, il secondo a ritmo costante e selezione lenta. Cerca sempre la pendenza massima sostenuta per almeno 1 km, oltre alla media.
Quarto: dimenticare il vento e l’orientamento. Una tappa che corre tutta verso nord in una giornata di tramontana è una tappa diversa dalla stessa percorsa in senso inverso. La maggior parte dei profili commerciali ignora l’orientamento, ma per le tappe pianeggianti dei Grandi Giri il vento laterale è il vero strumento di selezione, più della pendenza. Su questi giorni i mercati “fuga vincente sì/no” e “leader perde tempo” vanno guardati con attenzione doppia.
Imparare a leggere un profilo è come imparare a leggere uno spartito: all’inizio vedi solo righe e puntini, dopo un po’ senti la musica prima ancora di sentirla. Quando arrivi a quel punto, smetti di scommettere sui titoli dei giornali e cominci a scommettere su quello che dice il terreno. È un percorso lento, e non c’è scorciatoia.
Una pendenza media del 7% e una dell’11% portano agli stessi favoriti?
Solo in parte. Sopra il 9% medio la classifica dei favoriti cambia: i puncheur esplosivi salgono nei pronostici e alcuni grimpeur da Grande Giro perdono terreno. Sotto il 9% il favorito da classifica generale resta quasi sempre il favorito di tappa, salvo giornate molto particolari.
Conta più la pendenza massima o il chilometraggio totale di salita?
Conta la pendenza sostenuta. Una salita di 10 km al 7,5% medio produce selezione netta; una salita di 25 km al 4% no, anche se ha lo stesso dislivello totale. Il chilometraggio assoluto è ingannevole. La metrica chiave è quanti minuti il gruppo passerà sopra il 6%.
Creato dalla redazione di «Scommesse Live Ciclismo».
