Watt per chilogrammo nel ciclismo: cosa dicono i numeri ai pronostici

Updated Luglio 2026
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Ciclista professionista in posizione di scalata su una bici da corsa, in salita di montagna, con power meter visibile sul manubrio

Il numero che racconta una salita

Stage 4 del Tour de France 2025, Rampe Sainte Hilaire. Una rampa secca, 800 metri al 10,6% medio. Pogačar e Vingegaard la coprono in 1 minuto e 56 secondi, viaggiando a 24,83 km/h. La VAM stimata è di 2.632 metri orari. La potenza erogata supera abbondantemente i 10 W/kg. Mi ero segnato il dato in attesa di un’occasione, perché quei due minuti ti spiegano cosa significa “essere fuori categoria” meglio di qualunque articolo.

Per anni ho letto profili altimetrici come fossero ricami. Pendenze, dislivelli, chilometri totali. Ma il segnale che davvero conta, quando devo aprire una quota live su una salita, è uno solo: chi può tenere quanti watt per chilogrammo, e per quanto tempo. Se non conosci questo numero, stai scommettendo a occhio. Se lo conosci, hai una bussola che il 95% dei tuoi avversari di mercato non guarda nemmeno.

Questo articolo è il distillato di quello che ho imparato leggendo dati di potenza e quote in parallelo per anni. Non aspettarti formule magiche: aspettati un modo strutturato di valutare un favorito, una fuga, un attacco improvviso, e capire se la quota che vedi sullo schermo è larga o stretta rispetto a quello che dicono i numeri.

W/kg, VAM, potenza assoluta

Tre numeri diversi, tre informazioni diverse. Confonderli è l’errore più comune di chi inizia.

Watt per chilogrammo (W/kg) è la potenza relativa al peso del corridore. Per il pronostico ciclistico è la metrica regina, perché in salita il peso è il principale freno. Un valore sopra 6 W/kg sostenuti per 20-40 minuti è da top GC mondiale. Sopra 6,5 W/kg è da podio nei Grandi Giri. Sopra 7 W/kg per 40 minuti, come quello tenuto da Pogačar al Plateau de Beille al Tour 2024 (con stima di circa 442 watt assoluti) o all’Isola 2000 (6,8 W/kg per 37 minuti e 37 secondi), è territorio raro. Quando vedi un corridore tenere 7 W/kg in salita, stai guardando il favorito assoluto della corsa.

VAM significa “velocità ascensionale media”, ovvero metri di dislivello guadagnati in un’ora. È utile perché è misurabile a posteriori senza power meter: ti basta conoscere il dislivello del segmento e il tempo impiegato. Una VAM di 1.500 m/h è da gregario forte; sopra 1.800 m/h è da cima di tabella; sopra 2.000 m/h, come i 2.632 della Rampe Sainte Hilaire, è già outlier puro, ma su tratti molto brevi (sotto i due minuti) la VAM gonfia perché si esce dalle salite “endurance” ed entri nel terreno anaerobico.

Potenza assoluta (W) è il dato grezzo, senza correzione per peso. Per gli sprint piatti è la metrica giusta, perché in volata il peso conta meno della spinta totale. Un velocista top spinge 1500-1700 watt per 10-15 secondi nella zampata finale, oltre 2000 watt nel picco. Per la cronometro piatta lavori invece intorno ai 400-450 watt assoluti per 45 minuti, valore che combinato col CdA aerodinamico dà la velocità media.

La regola pratica: in salita guarda i W/kg, in cronometro guarda i watt assoluti, sui piani guarda lo studio della scia. Tre lenti diverse per tre tipi di gara.

Lo studio Berg sui Grandi Giri 2024-2025

Uno dei lavori più interessanti che ho letto in questi anni è quello di Ole Kristian Berg, ricercatore della Molde University, pubblicato sul Journal of Science and Cycling. Berg ha stimato la potenza media di Pogačar sulle salite finali di circa 40 minuti al Tour 2024-2025 in 442 watt, con un margine di errore di più o meno 15 watt.

Il dato è significativo per due motivi. Primo: 442 watt su 40 minuti, su un corridore di 66 kg circa, fanno 6,7 W/kg sostenuti. Significa che i favoriti di vertice del WorldTour passano due terzi della stagione lavorando in una zona di potenza che fino al 2018 era considerata limite biologico per un essere umano in gara reale. Secondo: lo studio osserva che il limite dei 7 W/kg per i top GC nelle salite non resterà valido a lungo, dato l’aumento dei budget delle squadre e il livello generale di preparazione del peloton. La frase che mi è rimasta nelle citazioni: “Integrity is one of sport’s core values, upheld by the UCI. It is our responsibility as an International Federation to promote sport’s positive values and to play a leading role in defending them.” Lappartient, lancio del programma Cycling Integrity. La menziono perché ogni discorso sui watt è anche un discorso sulla credibilità del prodotto sportivo, e quindi del prodotto-betting che vi si appoggia.

Tradotto in pronostico: se Pogačar è in linea con la sua media storica, ogni quota inferiore a 1,80 su una tappa di alta montagna con arrivo in salita oltre i 25 minuti è da considerare giusta o stretta. Se la quota è 2,20 o più, qualcuno in linea ha sbagliato il calcolo di rischio. E se la fuga ha un margine inferiore ai 90 secondi a 8 km dal traguardo, statisticamente non arriva – perché Pogačar e Vingegaard chiudono a quel ritmo qualunque buco sotto i 2 minuti.

Come si traduce in pronostico

Il passaggio da numeri a quota non è automatico, ma è strutturato. Mi muovo per gradi.

Primo gradino: il segmento decisivo. Su ogni tappa di montagna c’è quasi sempre una salita o un tratto che spacca la gara. Non è necessariamente l’ultima. Sulle tappe del Tour, l’analisi delle ultime cinque edizioni mostra che la selezione avviene mediamente a 6-12 km dall’arrivo, su pendenze sopra il 7% e durata superiore ai 18 minuti. Quel segmento è il punto in cui i W/kg parlano: lì un corridore da 6,5 W/kg stacca chi è sotto i 6,2 W/kg, e nessun gregario può rimettere la lampada.

Secondo gradino: chi può fare quel numero. Qui lavoro su un piccolo database personale. Pogačar e Vingegaard sopra i 6,7 W/kg sostenuti, Roglič (quando in forma) sopra i 6,5, Almeida e Ayuso intorno ai 6,3, gli outsider tra 6,0 e 6,2. Sotto questi valori il corridore semplicemente non vince una tappa di alta montagna dura. Può vincere una tappa media, un arrivo in leggera salita, una giornata con cataclisma esterno – ma non un duello in salita con i due numeri uno.

Terzo gradino: il contesto. Un W/kg alto in una settimana di Grande Giro vale meno dello stesso valore in una corsa di una settimana. La fatica accumulata erode i picchi. Lo stesso Pogačar che tiene 6,8 W/kg al primo arrivo in salita del Tour, alla terza settimana ne tiene di solito 6,4-6,5, perché il corpo non è una macchina lineare. Questo apre value su mercati antepost – la maglia a oltranza è di Pogačar, ma la singola tappa nelle ultime giornate può finire ad altri.

Quarto gradino: la quota. Una volta inquadrato chi può fare il numero in quel segmento, confronto la mia probabilità implicita con quella del bookmaker. Se ho un 55% e la quota implica un 45%, ho value. Se ho un 55% e la quota implica un 60%, sto pagando un premio per la sicurezza percepita – passo. Su un mercato profondo come la lettura strategica dell’altimetria di tappa questo confronto si fa più nitido man mano che la gara entra nei segmenti decisivi.

Un’avvertenza che ripeto sempre: i dati di potenza pubblicati non sono ufficiali. Le squadre non rilasciano i file dei power meter. I numeri arrivano da stime indirette – tempo cronometrico, peso stimato del corridore, dislivello, condizioni di vento. Questo significa che il margine di errore è del 3-5% sul valore stimato. Per il pronostico va bene, perché stai comparando ordini di grandezza, non decimi di watt. Ma se qualcuno ti vende un’analisi al watt esatto, sappi che sta giocando a stimare numeri stimati.

Dove i watt non bastano

Per chiudere con un esercizio di onestà intellettuale: i W/kg non sono tutto. Ci sono almeno tre situazioni in cui il favorito sui watt non vince.

Volata di gruppo: in pianura conta la spinta del treno e la lettura del finale, non i W/kg di nessuno. I tuoi 6,8 W/kg di Pogačar in salita non ti dicono nulla sulla volata di Milano-Sanremo. Tappe con vento laterale: una bagarre di echelon spezza il gruppo per puro posizionamento, e un fuoriclasse pescato male può perdere due minuti. Tappe con maltempo e discese tecniche: la differenza si fa in discesa, non sui watt salita.

Quando vedo una tappa rispondere a uno di questi tre profili, ripongo la mia tabella W/kg in cassetto e cambio griglia. La metrica giusta dipende dal terreno. Ma quando si va in salita, i numeri parlano chiaro – e quelli del 2025 dicono che il Tour appartiene a chi sa stare oltre 6,5 W/kg per 40 minuti, e che il margine sui rivali è in crescita, non in calo. Questa, per me, è la base di ogni pronostico serio.

Un corridore con 6,8 W/kg può battere uno con 7,0 W/kg?

Sì, ma raramente in un duello in salita pura. Vince quando la gara non si decide sui watt: vento laterale, discesa tecnica, volata ristretta, errore tattico del rivale. In salita lunga e regolare il numero più alto vince quasi sempre.

Da dove arrivano i dati di potenza pubblicati?

Quasi mai dai file ufficiali delle squadre. Sono stime indirette costruite su tempo cronometrico, dislivello, peso stimato del corridore e condizioni ambientali. Il margine di errore è del 3-5%. Affidabili per inquadrare l’ordine di grandezza, non per misurazioni al watt esatto.

La VAM è un numero affidabile per scommettere?

Su salite di durata fra 15 e 40 minuti sì. Sotto i 10 minuti la VAM gonfia perché entra in zona anaerobica e non è confrontabile fra tappe diverse. Sopra l’ora cala per fatica accumulata. Usala per finestre di durata simile, mai come metrica assoluta fra contesti diversi.

Preparato dagli editori di «Scommesse Live Ciclismo».

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